
Per decine di migliaia di anni gli esseri umani hanno corso a piedi nudi. Ora, forse, stiamo lentamente iniziando a ricordare ciò che avevamo dimenticato; che quella era, probabilmente, la modalità migliore.
I nostri piedi, spesso considerati una parte del corpo “lontana” dal resto, quasi marginale, sono in realtà un autentico prodigio di biomeccanica. Un capolavoro silenzioso che sostiene ogni nostro passo senza chiedere attenzione.
Eppure, dentro di loro, convivono 26 ossa, 33 articolazioni, 114 legamenti, 20 muscoli, oltre 250.000 ghiandole sudorifere e milioni di recettori sensoriali. Tra questi troviamo gli esterocettori, fondamentali per percepire pressione, temperatura, dolore e tatto, e i propriocettori; quei recettori preziosi che ci informano costantemente sulla posizione del piede nello spazio.
Davvero tutto questo potenziale merita di essere compresso, anestetizzato e dimenticato dentro un paio di bellissime scarpe, per l’intera giornata?
Negli ultimi anni la corsa naturale, praticata con scarpe minimaliste, sta vivendo una diffusione sempre più ampia. Dopo oltre trent’anni di ricerca ossessiva di ammortizzazioni sempre più spesse e protettive, il barefooting non è più solo una curiosità, ma sta diventando una vera e propria corrente di pensiero.
Camminare a piedi nudi su superfici diverse, come l’erba o la sabbia, è una sensazione unica, primitiva e profondamente piacevole. Tuttavia, nel mondo moderno, andare scalzi non è sempre possibile. Proprio per questo le nuove tecnologie hanno reso possibile la nascita delle scarpe “minimaliste”; calzature con un’imbottitura ridotta, poco o nessun supporto dell’arco plantare e suole sottili e flessibili, pensate per lasciare al piede la libertà di muoversi come farebbe naturalmente.
Vibram è tra le aziende che meglio hanno interpretato questa filosofia. Indossando le Vibram FiveFingers si prova una sensazione sorprendentemente vicina al camminare a piedi nudi.
L’idea alla base del progetto Vibram è semplice e potente; tornare alle origini, a quando l’uomo camminava e correva senza intermediazioni tra sé e il terreno.
Le scarpe “rialzate” moderne, infatti, impediscono al piede di adattarsi al suolo in modo naturale, costringendoci a un approccio artificiale e spesso scorretto. Con le FiveFingers il modo di camminare cambia; non per scelta, ma perché è la scarpa stessa a suggerirlo, quasi a imporlo.
Le Vibram FiveFingers sono, in sostanza, un guanto per il piede. Permettono di riscoprire l’esperienza esaltante del camminare scalzi, offrendo al contempo un livello di protezione mai raggiunto prima. Forse è proprio questo equilibrio tra libertà e sicurezza che le rende candidate ideali a diventare la scarpa del futuro.
All’inizio attirano lo sguardo; poi arrivano le perplessità. Lo scetticismo prende spazio e i dubbi si moltiplicano. Ma sono davvero scarpe? Ci si può fare male? Pesano troppo? Sarò ridicolo? Riuscirò a competere con chi corre su cuscinetti tecnologici di ultima generazione come le “AIR Lunar 4.0”?
Eppure la rivoluzione barefoot è ormai una realtà consolidata negli sport all’aria aperta. Che lo si chiami correre a piedi nudi o barefooting, queste minimalist sport shoes sono utilizzate in numerose discipline; dal running al trekking, dall’escursionismo al trail running, fino alle attività di training, fitness indoor e sport acquatici. Negli ultimi anni si stanno affermando anche nell’urbanwear, grazie a una continua ricerca nel design ergonomico e nella valorizzazione personale.
Prima dell’acquisto nasce inevitabilmente una curiosità quasi febbrile. Un desiderio di capire, approfondire, conoscere questo modo tanto nuovo quanto antico di correre. Nei momenti liberi si inizia a setacciare la rete, proprio come facevano i cercatori d’oro lungo i fiumi.
Ore passate sui forum, leggendo esperienze, benefici, distanze percorribili, esercizi da svolgere, velocità raggiungibili, consigli di esperti e podologi; fino ad arrivare al confronto tra i numerosi modelli disponibili.
Alla fine, dopo aver letto tutto, la mente accetta la sfida. Si acquistano queste “strane scarpe”. Quando il corriere suona il campanello e finalmente le si tiene tra le mani, la voglia di indossarle diventa quasi irrefrenabile.